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	<title type="text">NEWS</title>
	<subtitle type="text">La prima prevenzione nasce dall'informazione</subtitle>
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	<updated>2024-12-12T08:40:45+00:00</updated>
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		<name>massimo</name>
		<email>massimo@smartsafe.picsolution.com</email>
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		<title>Il rischio incendio in un'azienda sanitaria</title>
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		<published>2017-01-15T07:22:00+00:00</published>
		<updated>2017-01-15T07:22:00+00:00</updated>
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			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;Rischio incendio small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/Rischio_incendio_small.jpg&quot; height=&quot;267&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;Il rischio incendio, nonostante sia uno dei maggiori rischi lavorativi, è quasi sempre sotto stimato proprio a causa della bassa probabilità di accadimento. Il danno dovuto ad un evento di questa entità è però causa di danni ingenti, sia in termini di vite umane che di perdite di beni.&lt;br /&gt;La cronaca però ci insegna che tali eventi accadono: solo nell'ultimo mese di dicembre ne sono avvenuti tre, uno nella Clinica Paracelsus di Castaneda con l'intossicazione di due pazienti, uno nell'ospedale Mellino Mellini di Chiari e uno all'ospedale San Raffaele di Milano.&lt;br /&gt;Per far sì che tale rischio si riduca, nonché per gestire l'emergenza in caso di eventi avversi, la normativa di riferimento, dotata di una copiosa regolamentazione, l'anno scorso ha aggiornato la regola tecnica di prevenzione incendi (DM 19 marzo 2015), che riguarda tutti i temi fondamentali per la gestione del rischio:&lt;br /&gt;– identificazione e valutazione dei pericoli derivanti dall'attività;&lt;br /&gt;– organizzazione del personale;&lt;br /&gt;– controllo operativo delle successive fasi di adeguamento;&lt;br /&gt;– gestione delle modifiche;&lt;br /&gt;– pianificazione di emergenza;&lt;br /&gt;– sicurezza delle squadre di soccorso;&lt;br /&gt;– controllo delle prestazioni con riferimento anche ai crono programmi;&lt;br /&gt;– manutenzione dei sistemi di protezione;&lt;br /&gt;– SGSA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Il DM 19 marzo 2015 ha posto il vincolo per le strutture sanitarie pubbliche e private e le aziende sanitarie, entro la fine dello scorso Aprile, dell'invio di una SCIA ex art.4 del DPR n.151/11, riguardante sia l'adeguamento strutturale che la predisposizione e l'adozione di un apposito Sistema di Gestione della Sicurezza Antincendio (SGSA) finalizzato all'adeguamento antincendio, conforme a quanto stabilito dal titolo V del DM 18.09.2002.&lt;br /&gt;Il SGSA, peraltro già evidenziato nel precedente DPR n° 37 del 12 Gennaio 1998, ed anche nel DM del 10 Marzo 1998 (che stabiliva dei criteri) e prima ancora nel D.lgs 626 / 94 (che stabiliva degli enunciati), costituito dal fattore &quot;organizzazione e gestione della sicurezza antincendio&quot;, pone l'accento su come una gestione integrata del rischio possa davvero avere risultati positivi in termini di prevenzione.&lt;br /&gt;In particolare il SGSA deve contenere:&lt;br /&gt;– il documento di strategia nei riguardi della sicurezza antincendio a firma del responsabile, indicando il budget da impegnare per la sicurezza antincendio nel periodo considerato;&lt;br /&gt;– l'analisi delle principali cause e pericoli di incendio e dei rischi per la sicurezza delle persone;&lt;br /&gt;– il sistema di controlli preventivi che garantisca il rispetto dei divieti ed il mantenimento nel tempo delle misure migliorative adottate nelle varie fasi (divieti, limitazioni, procedure ecc.);&lt;br /&gt;– il piano per la gestione delle emergenze;&lt;br /&gt;– il piano di formazione e l'organigramma del personale addetto al settore antincendio, compresi i responsabili della gestione dell'emergenza, il cui numero viene determinato come di seguito indicato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Deve, inoltre, essere individuato un responsabile tecnico della sicurezza antincendio, con mansioni di pianificazione, coordinamento e verifica dell'adeguamento nelle varie fasi previste, e designati gli addetti antincendio di compartimento, che assicurano il primo intervento immediato e che svolgono altre funzioni sanitarie o non, e la squadra antincendio che si occupa dei controlli preventivi e dell'intervento in caso di incendio, anche in supporto agli addetti di compartimento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;Questa integrazione tra tutte le misure preventive e protettive permette una più ampia gestione del rischio e pone dei vincoli sia sui tempi di azione sia sulla necessaria compensazione del rischio residuo durante l'adeguamento.&lt;br /&gt;Le strutture sanitarie, visto il loro affollamento, con elevata presenza di persone in condizioni per lo più di non autosufficienza, nonché la delicata attività che in esse viene svolta, rientrano infatti nelle attività ad elevato rischio di incendio, e meritano dunque un'attenzione particolare che sembra essere l'obiettivo principale di questo nuovo aggiornamento tecnico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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		<content type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;Rischio incendio small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/Rischio_incendio_small.jpg&quot; height=&quot;267&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;Il rischio incendio, nonostante sia uno dei maggiori rischi lavorativi, è quasi sempre sotto stimato proprio a causa della bassa probabilità di accadimento. Il danno dovuto ad un evento di questa entità è però causa di danni ingenti, sia in termini di vite umane che di perdite di beni.&lt;br /&gt;La cronaca però ci insegna che tali eventi accadono: solo nell'ultimo mese di dicembre ne sono avvenuti tre, uno nella Clinica Paracelsus di Castaneda con l'intossicazione di due pazienti, uno nell'ospedale Mellino Mellini di Chiari e uno all'ospedale San Raffaele di Milano.&lt;br /&gt;Per far sì che tale rischio si riduca, nonché per gestire l'emergenza in caso di eventi avversi, la normativa di riferimento, dotata di una copiosa regolamentazione, l'anno scorso ha aggiornato la regola tecnica di prevenzione incendi (DM 19 marzo 2015), che riguarda tutti i temi fondamentali per la gestione del rischio:&lt;br /&gt;– identificazione e valutazione dei pericoli derivanti dall'attività;&lt;br /&gt;– organizzazione del personale;&lt;br /&gt;– controllo operativo delle successive fasi di adeguamento;&lt;br /&gt;– gestione delle modifiche;&lt;br /&gt;– pianificazione di emergenza;&lt;br /&gt;– sicurezza delle squadre di soccorso;&lt;br /&gt;– controllo delle prestazioni con riferimento anche ai crono programmi;&lt;br /&gt;– manutenzione dei sistemi di protezione;&lt;br /&gt;– SGSA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Il DM 19 marzo 2015 ha posto il vincolo per le strutture sanitarie pubbliche e private e le aziende sanitarie, entro la fine dello scorso Aprile, dell'invio di una SCIA ex art.4 del DPR n.151/11, riguardante sia l'adeguamento strutturale che la predisposizione e l'adozione di un apposito Sistema di Gestione della Sicurezza Antincendio (SGSA) finalizzato all'adeguamento antincendio, conforme a quanto stabilito dal titolo V del DM 18.09.2002.&lt;br /&gt;Il SGSA, peraltro già evidenziato nel precedente DPR n° 37 del 12 Gennaio 1998, ed anche nel DM del 10 Marzo 1998 (che stabiliva dei criteri) e prima ancora nel D.lgs 626 / 94 (che stabiliva degli enunciati), costituito dal fattore &quot;organizzazione e gestione della sicurezza antincendio&quot;, pone l'accento su come una gestione integrata del rischio possa davvero avere risultati positivi in termini di prevenzione.&lt;br /&gt;In particolare il SGSA deve contenere:&lt;br /&gt;– il documento di strategia nei riguardi della sicurezza antincendio a firma del responsabile, indicando il budget da impegnare per la sicurezza antincendio nel periodo considerato;&lt;br /&gt;– l'analisi delle principali cause e pericoli di incendio e dei rischi per la sicurezza delle persone;&lt;br /&gt;– il sistema di controlli preventivi che garantisca il rispetto dei divieti ed il mantenimento nel tempo delle misure migliorative adottate nelle varie fasi (divieti, limitazioni, procedure ecc.);&lt;br /&gt;– il piano per la gestione delle emergenze;&lt;br /&gt;– il piano di formazione e l'organigramma del personale addetto al settore antincendio, compresi i responsabili della gestione dell'emergenza, il cui numero viene determinato come di seguito indicato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Deve, inoltre, essere individuato un responsabile tecnico della sicurezza antincendio, con mansioni di pianificazione, coordinamento e verifica dell'adeguamento nelle varie fasi previste, e designati gli addetti antincendio di compartimento, che assicurano il primo intervento immediato e che svolgono altre funzioni sanitarie o non, e la squadra antincendio che si occupa dei controlli preventivi e dell'intervento in caso di incendio, anche in supporto agli addetti di compartimento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;Questa integrazione tra tutte le misure preventive e protettive permette una più ampia gestione del rischio e pone dei vincoli sia sui tempi di azione sia sulla necessaria compensazione del rischio residuo durante l'adeguamento.&lt;br /&gt;Le strutture sanitarie, visto il loro affollamento, con elevata presenza di persone in condizioni per lo più di non autosufficienza, nonché la delicata attività che in esse viene svolta, rientrano infatti nelle attività ad elevato rischio di incendio, e meritano dunque un'attenzione particolare che sembra essere l'obiettivo principale di questo nuovo aggiornamento tecnico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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		<category term="News" />
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		<title>INAIL: Proposta di procedura per la gestione dei dispositivi di protezione individuale dalla radiazione X per uso medico-diagnostico: camici e collari per la protezione del lavoratore</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://smartsafe.picsolution.com/index.php/it/news-medico/113-inail-proposta-di-procedura-per-la-gestione-dei-dispositivi-di-protezione-individuale-dalla-radiazione-x-per-uso-medico-diagnostico-camici-e-collari-per-la-protezione-del-lavoratore"/>
		<published>2016-11-22T07:22:00+00:00</published>
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			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; margin-bottom: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;INAIL-radiazioni small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/INAIL-radiazioni_small.jpg&quot; height=&quot;400&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;Il documento INAIL analizza in dettaglio lo scenario all'interno del quale si muove il lavoro diagnostico a contatto con la radiazione X.&lt;br /&gt;Primi argomenti affrontanti sono il peso dei Dpi, il deterioramento, il controllo periodico, il D.lgs. 81/2008 e s.m.i il D.lgs. 230/1995. Ciò che è Dpi e ciò che non può esserlo considerato. Norme tecniche e marcature, categorie, taglie, requisiti essenziali.&lt;br /&gt;Quindi si passa alla descrizione di ruoli e compiti di tutte le figure coinvolte nell'ambiente di lavoro. Datore di lavoro, lavoratori, preposti, esperto qualificato, Rspp, Rls, medico competente e medico autorizzato.&lt;br /&gt;Infine, la valutazione e la gestione dei Dpi, schede di consegna, vestibilità, fasi, formazione e addestramento. Le sanzioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;L'impiego diffuso delle radiazioni X ha determinato, nel corso degli anni, la necessità di approfondire gli aspetti legati alla sicurezza e protezione dell'operatore dai rischi connessi al loro utilizzo, favorendo l'evoluzione e la diversificazione dei relativi Dpi.&lt;br /&gt;L'evoluzione tecnologica e i problemi, soprattutto ambientali, correlati all'impiego del piombo nella realizzazione dei Dpi, hanno fatto sì che quest'ultimo fosse sempre meno presente nel materiale utilizzato come schermo. Attualmente, infatti, vengono impiegati altri materiali quali il bario, il bismuto e l'antimonio, disponibili in mescole sia con basso contenuto di piombo sia totalmente prive di questo elemento. Trattandosi, quindi, di compositi, la classificazione dei dispositivi sulla sola base dello spessore di piombo equivalente, dichiarato per una sola energia, mostra evidenti limiti&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #ff0000;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/DPI-radioprotezione.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #ff0000;&quot;&gt;Clicca qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; per scaricare il documento in pdf&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; margin-bottom: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;INAIL-radiazioni small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/INAIL-radiazioni_small.jpg&quot; height=&quot;400&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;Il documento INAIL analizza in dettaglio lo scenario all'interno del quale si muove il lavoro diagnostico a contatto con la radiazione X.&lt;br /&gt;Primi argomenti affrontanti sono il peso dei Dpi, il deterioramento, il controllo periodico, il D.lgs. 81/2008 e s.m.i il D.lgs. 230/1995. Ciò che è Dpi e ciò che non può esserlo considerato. Norme tecniche e marcature, categorie, taglie, requisiti essenziali.&lt;br /&gt;Quindi si passa alla descrizione di ruoli e compiti di tutte le figure coinvolte nell'ambiente di lavoro. Datore di lavoro, lavoratori, preposti, esperto qualificato, Rspp, Rls, medico competente e medico autorizzato.&lt;br /&gt;Infine, la valutazione e la gestione dei Dpi, schede di consegna, vestibilità, fasi, formazione e addestramento. Le sanzioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;L'impiego diffuso delle radiazioni X ha determinato, nel corso degli anni, la necessità di approfondire gli aspetti legati alla sicurezza e protezione dell'operatore dai rischi connessi al loro utilizzo, favorendo l'evoluzione e la diversificazione dei relativi Dpi.&lt;br /&gt;L'evoluzione tecnologica e i problemi, soprattutto ambientali, correlati all'impiego del piombo nella realizzazione dei Dpi, hanno fatto sì che quest'ultimo fosse sempre meno presente nel materiale utilizzato come schermo. Attualmente, infatti, vengono impiegati altri materiali quali il bario, il bismuto e l'antimonio, disponibili in mescole sia con basso contenuto di piombo sia totalmente prive di questo elemento. Trattandosi, quindi, di compositi, la classificazione dei dispositivi sulla sola base dello spessore di piombo equivalente, dichiarato per una sola energia, mostra evidenti limiti&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #ff0000;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/DPI-radioprotezione.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #ff0000;&quot;&gt;Clicca qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; per scaricare il documento in pdf&lt;/p&gt;</content>
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		<title>La movimentazione manuale dei pazienti: come ridurre il rischio di patologie muscolo-scheletriche</title>
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		<published>2016-11-20T07:22:00+00:00</published>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;movimentazione pazienti&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/movimentazione_pazienti.jpg&quot; height=&quot;267&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;La movimentazione manuale dei carichi, normata dal Titolo VI del D.Lgs. 81/2008, è un'attività svolta da quasi il 30% dei lavoratori in Europa (dati EWCS 2010) ed, in particolare, i lavoratori di sesso maschile risultano essere maggiormente esposti (oltre il 40% del totale) rispetto alle lavoratrici (poco più del 20%). Gli uomini, infatti, sono addetti in maniera prevalente ad attività &quot;pesanti&quot; proprie dei settori manifatturiero e delle costruzioni, ma le lavoratrici risultano essere significativamente coinvolte nell'attività di movimentazione dei pazienti in ambito sanitario (EWCS). Evidenza dell'impatto di tale rischio, la si ha anche dai dati Inail (Rapporto Annuale 2010), che evidenziano come le malattie muscolo-scheletriche da sovraccarico biomeccanico rappresentino circa il 60% (oltre 26.000) delle denunce pervenute all'Istituto nel 2010 e come fra queste le affezioni dei dischi intervertebrali correlabili essenzialmente all'attività di movimentazione manuale di carichi siano le patologie più frequentemente denunciate (oltre 9.000).&lt;br /&gt;Anche l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha pubblicato nel corso degli ultimi anni una serie di report che dimostrano la pressante attualità della problematica relativa ai disturbi muscolo-scheletrici ed in particolare a quelli della colonna vertebrale, derivanti specificatamente da attività di movimentazione manuale di carichi. In quest'ottica l'Agenzia ha organizzato nel 2007 la campagna informativa europea &quot;Alleggerisci il carico&quot;, con il fine di promuovere un approccio gestionale integrato per i disturbi muscolo-scheletrici lavoro-correlati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Se in qualsiasi altra attività il sollevamento è un problema che riguarda esclusivamente chi solleva, nel lavoro di cura ed assistenza è un problema che interessa anche chi viene movimentato e nessuna soluzione può essere adottata senza considerare i problemi connessi al &quot;carico&quot; umano.&lt;br /&gt;Il sostegno, il sollevamento, il trasferimento e il riposizionamento del paziente sono operazioni ad alto rischio di lesione dorso-lombare o più in generale di disturbi muscolo-scheletrici che, secondo i dati dell'Occupational Safety &amp;amp; Health Administration degli Stati Uniti, hanno portato nel 2010 a 249 casi di assenza dal lavoro ogni 10.000 lavoratori, tasso 7 volte più alto della media di tutti gli altri settori.&lt;br /&gt;In particolare il legame tra gli sforzi fisici e le conseguenti patologie è più elevato laddove bisogna assistere soggetti immobilizzati o poco collaboranti.&lt;br /&gt;Quando una persona solleva, spinge o comunque movimenta un soggetto si producono forze che sono normalmente avvertite e vengono bilanciate dalla messa in atto di meccanismi automatici di protezione degli apparati coinvolti. Tuttavia, specialmente nelle condizioni operative che richiedono rapidità di intervento, possono esistere condizioni che impongono incrementi di forza superiori a quelli attesi o che, tollerati in condizioni normali, non possono esserlo in situazioni di alterazione delle proprietà biomeccaniche delle strutture coinvolte nello sforzo (IPASVI).&lt;br /&gt;Le attività a rischio per gli infermieri sono molteplici, come molteplici sono i fattori che rendono difficile l'adozione di una postura corretta. I fattori sono legati al paziente, &quot;carico&quot; instabile e complesso da spostare, ma anche all'ambiente di lavoro, che spesso costringe a operare a ritmi intensi, in posizioni difficili, facendo torsioni per l'impossibilità di adottare una posizione ergonomica, anche per la mancanza di spazi adeguati. Inoltre, non è da sottovalutare l'aumento costante della popolazione in sovrappeso e dei grandi obesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;La conformazione del paziente rende difficile rispettare alcuni principi di un corretto spostamento: i pazienti non possono essere mantenuti vicini al corpo di chi li sta spostando e spesso non è possibile prevedere quello che succederà durante la movimentazione.&lt;br /&gt;Per prevenire tali rischi è dunque necessario valutare e scegliere la tecnica corretta di movimentazione in funzione delle caratteristiche del paziente (peso del soggetto, capacità del soggetto di collaborare nel movimento, eventuali condizioni mediche che possono influenzare la scelta del metodo di sollevamento e riposizionamento).&lt;br /&gt;In linea di massima si deve valutare lo spostamento manuale del paziente come attività a rischio e quindi deve essere ridotta al minimo e, se possibile, eliminata.&lt;br /&gt;Ma se è necessario trasferire un paziente manualmente è importante:&lt;br /&gt;- cercare sempre la collaborazione da parte del paziente;&lt;br /&gt;- chiedere sempre l'aiuto di un collega o di personale di supporto;&lt;br /&gt;- assumere la postura corretta con gambe divaricate e leggermente flesse così da avere una superficie di appoggio ampia;&lt;br /&gt;- evitare torsioni o posture incongrue;&lt;br /&gt;- posizionarsi il più vicino possibile al paziente prima di iniziare qualunque tipo di movimentazione;&lt;br /&gt;- verificare che le vie da percorrere siano sgombre da ostacoli e che la superficie del pavimento non sia scivolosa;&lt;br /&gt;- verificare che il piano di lavoro sia alla giusta altezza, in modo che le spalle e le ginocchia possano rimanere rilassate;&lt;br /&gt;- muoversi con il peso vicino al corpo, piegare le ginocchia e tenere la schiena e il collo rilassati e la schiena diritta.&lt;br /&gt;Per ridurre il rischio da sovraccarico determinato dalle manovre di movimentazione manuale del paziente si devono utilizzare attrezzature che consentono di spostare più facilmente il paziente, riducendo le sollecitazioni meccaniche per il rachide dell'operatore. Tali attrezzature, definite ausili minori, comprendono principalmente teli ad alto scorrimento, tavole a rullo, dischi girevoli, cinture ergonomiche, trapezi. Anche quando si utilizzano questi ausili occorre assumere la postura corretta e rispettare le indicazioni per la movimentazione manuale del paziente.&lt;br /&gt;Gli ausili meccanici più grandi, quali sollevatori trasportabili o a soffitto sono indubbiamente utili, ma purtroppo non disponibili in molti contesti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di recente, in Inghilterra, proprio per ridurre sempre più l'attività di sollevamento, è stato adottato un nuovo modello che, a differenza del passato, non è più centrato sull'operatore ma è centrato sulla persona, con l'obiettivo di eliminare i fattori che ostacolano l'autonomia del malato, sia a livello ambientale-organizzativo sia favorendo l'utilizzo degli ausilii per consentire al malato di essere autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;movimentazione pazienti&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/movimentazione_pazienti.jpg&quot; height=&quot;267&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;La movimentazione manuale dei carichi, normata dal Titolo VI del D.Lgs. 81/2008, è un'attività svolta da quasi il 30% dei lavoratori in Europa (dati EWCS 2010) ed, in particolare, i lavoratori di sesso maschile risultano essere maggiormente esposti (oltre il 40% del totale) rispetto alle lavoratrici (poco più del 20%). Gli uomini, infatti, sono addetti in maniera prevalente ad attività &quot;pesanti&quot; proprie dei settori manifatturiero e delle costruzioni, ma le lavoratrici risultano essere significativamente coinvolte nell'attività di movimentazione dei pazienti in ambito sanitario (EWCS). Evidenza dell'impatto di tale rischio, la si ha anche dai dati Inail (Rapporto Annuale 2010), che evidenziano come le malattie muscolo-scheletriche da sovraccarico biomeccanico rappresentino circa il 60% (oltre 26.000) delle denunce pervenute all'Istituto nel 2010 e come fra queste le affezioni dei dischi intervertebrali correlabili essenzialmente all'attività di movimentazione manuale di carichi siano le patologie più frequentemente denunciate (oltre 9.000).&lt;br /&gt;Anche l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha pubblicato nel corso degli ultimi anni una serie di report che dimostrano la pressante attualità della problematica relativa ai disturbi muscolo-scheletrici ed in particolare a quelli della colonna vertebrale, derivanti specificatamente da attività di movimentazione manuale di carichi. In quest'ottica l'Agenzia ha organizzato nel 2007 la campagna informativa europea &quot;Alleggerisci il carico&quot;, con il fine di promuovere un approccio gestionale integrato per i disturbi muscolo-scheletrici lavoro-correlati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Se in qualsiasi altra attività il sollevamento è un problema che riguarda esclusivamente chi solleva, nel lavoro di cura ed assistenza è un problema che interessa anche chi viene movimentato e nessuna soluzione può essere adottata senza considerare i problemi connessi al &quot;carico&quot; umano.&lt;br /&gt;Il sostegno, il sollevamento, il trasferimento e il riposizionamento del paziente sono operazioni ad alto rischio di lesione dorso-lombare o più in generale di disturbi muscolo-scheletrici che, secondo i dati dell'Occupational Safety &amp;amp; Health Administration degli Stati Uniti, hanno portato nel 2010 a 249 casi di assenza dal lavoro ogni 10.000 lavoratori, tasso 7 volte più alto della media di tutti gli altri settori.&lt;br /&gt;In particolare il legame tra gli sforzi fisici e le conseguenti patologie è più elevato laddove bisogna assistere soggetti immobilizzati o poco collaboranti.&lt;br /&gt;Quando una persona solleva, spinge o comunque movimenta un soggetto si producono forze che sono normalmente avvertite e vengono bilanciate dalla messa in atto di meccanismi automatici di protezione degli apparati coinvolti. Tuttavia, specialmente nelle condizioni operative che richiedono rapidità di intervento, possono esistere condizioni che impongono incrementi di forza superiori a quelli attesi o che, tollerati in condizioni normali, non possono esserlo in situazioni di alterazione delle proprietà biomeccaniche delle strutture coinvolte nello sforzo (IPASVI).&lt;br /&gt;Le attività a rischio per gli infermieri sono molteplici, come molteplici sono i fattori che rendono difficile l'adozione di una postura corretta. I fattori sono legati al paziente, &quot;carico&quot; instabile e complesso da spostare, ma anche all'ambiente di lavoro, che spesso costringe a operare a ritmi intensi, in posizioni difficili, facendo torsioni per l'impossibilità di adottare una posizione ergonomica, anche per la mancanza di spazi adeguati. Inoltre, non è da sottovalutare l'aumento costante della popolazione in sovrappeso e dei grandi obesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;La conformazione del paziente rende difficile rispettare alcuni principi di un corretto spostamento: i pazienti non possono essere mantenuti vicini al corpo di chi li sta spostando e spesso non è possibile prevedere quello che succederà durante la movimentazione.&lt;br /&gt;Per prevenire tali rischi è dunque necessario valutare e scegliere la tecnica corretta di movimentazione in funzione delle caratteristiche del paziente (peso del soggetto, capacità del soggetto di collaborare nel movimento, eventuali condizioni mediche che possono influenzare la scelta del metodo di sollevamento e riposizionamento).&lt;br /&gt;In linea di massima si deve valutare lo spostamento manuale del paziente come attività a rischio e quindi deve essere ridotta al minimo e, se possibile, eliminata.&lt;br /&gt;Ma se è necessario trasferire un paziente manualmente è importante:&lt;br /&gt;- cercare sempre la collaborazione da parte del paziente;&lt;br /&gt;- chiedere sempre l'aiuto di un collega o di personale di supporto;&lt;br /&gt;- assumere la postura corretta con gambe divaricate e leggermente flesse così da avere una superficie di appoggio ampia;&lt;br /&gt;- evitare torsioni o posture incongrue;&lt;br /&gt;- posizionarsi il più vicino possibile al paziente prima di iniziare qualunque tipo di movimentazione;&lt;br /&gt;- verificare che le vie da percorrere siano sgombre da ostacoli e che la superficie del pavimento non sia scivolosa;&lt;br /&gt;- verificare che il piano di lavoro sia alla giusta altezza, in modo che le spalle e le ginocchia possano rimanere rilassate;&lt;br /&gt;- muoversi con il peso vicino al corpo, piegare le ginocchia e tenere la schiena e il collo rilassati e la schiena diritta.&lt;br /&gt;Per ridurre il rischio da sovraccarico determinato dalle manovre di movimentazione manuale del paziente si devono utilizzare attrezzature che consentono di spostare più facilmente il paziente, riducendo le sollecitazioni meccaniche per il rachide dell'operatore. Tali attrezzature, definite ausili minori, comprendono principalmente teli ad alto scorrimento, tavole a rullo, dischi girevoli, cinture ergonomiche, trapezi. Anche quando si utilizzano questi ausili occorre assumere la postura corretta e rispettare le indicazioni per la movimentazione manuale del paziente.&lt;br /&gt;Gli ausili meccanici più grandi, quali sollevatori trasportabili o a soffitto sono indubbiamente utili, ma purtroppo non disponibili in molti contesti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di recente, in Inghilterra, proprio per ridurre sempre più l'attività di sollevamento, è stato adottato un nuovo modello che, a differenza del passato, non è più centrato sull'operatore ma è centrato sulla persona, con l'obiettivo di eliminare i fattori che ostacolano l'autonomia del malato, sia a livello ambientale-organizzativo sia favorendo l'utilizzo degli ausilii per consentire al malato di essere autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
		<category term="News" />
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		<title>Sostanze chimiche pericolose: valutazione del rischio in sanità </title>
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		<published>2016-11-10T07:22:00+00:00</published>
		<updated>2016-11-10T07:22:00+00:00</updated>
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			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;sostanze chimiche&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/sostanze_chimiche.jpg&quot; height=&quot;267&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;Il regolamento europeo REACH (CE 1907/2006), entrato in vigore a giugno del 2007 e considerato &quot;the most ambitious chemicals legislation in the world&quot;, ha l'obiettivo di assicurare un grado elevato di protezione della salute umana e dell'ambiente. Il REACH è stato integrato dal regolamento n. 1272/2008 (CLP), che introduce nell'Unione Europea il sistema di classificazione ed etichettatura armonizzato (GHS) sviluppato in sede Onu. La classificazione, come noto, è basata sulla pericolosità intrinseca delle sostanze, senza soglie quantitative.&lt;br /&gt;Negli ambienti ospedalieri l'identificazione della pericolosità chimica, la valutazione del rischio chimico e la scelta delle misure di gestione del rischio è stata notevolmente condizionata dal regolamento CLP e dalle nuove informazioni sulle proprietà pericolose delle sostanze chimiche: la valutazione infatti deve primariamente, essere in grado di identificare e classificare gli agenti chimici che possono costituire fattori di rischio per i lavoratori tenendo conto delle proprietà intrinseche delle sostanze e delle miscele durante tutte le attività lavorative: impiego, immagazzinamento e trasporto.&lt;br /&gt;Il Regolamento CLP individua in modo puntuale le classi di pericolo per gli agenti chimici pericolosi distinguendo i pericoli per la sicurezza, legati alle proprietà chimico-fisiche, dai pericoli per la salute connessi alle proprietà tossicologiche a breve e medio termine ed alle proprietà tossicologiche a lungo termine. Per ogni sostanza o miscela presente negli ambienti di lavoro, devono essere noti la composizione chimica e le caratteristiche chimico-fisiche nonché quelle relative alla sicurezza nell'utilizzo, nella manipolazione e nello stoccaggio (tensione di vapore, limiti di infiammabilità, incompatibilità con altri prodotti,...). Tutte queste informazioni, per ogni sostanza chimica, sono reperibili nella Scheda di Sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;In estrema sintesi si può affermare che, ai sensi della vigente normativa sociale in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, il rischio chimico per la salute è collegato a tutte le proprietà tossicologiche degli agenti chimici, mentre quello per la sicurezza si collega principalmente alle proprietà chimico-fisiche oltre che alla proprietà tossicologica acuta. In altre parole rischio chimico per la salute è riferito alla probabilità che possa insorgere una malattia professionale mentre rischio chimico per la sicurezza è riferito alla probabilità che possa verificarsi un infortunio.&lt;br /&gt;Nel caso in cui ci fosse incertezza classificatoria, sulla base del PRINCIPIO GENERALE DI PRECAUZIONE dettato dai Regolamenti Europei delle sostanze chimiche, la tutela dei lavoratori deve ovviamente essere applicata ai più elevati livelli tecnicamente e concretamente possibili, indipendentemente dall'applicazione corretta di modelli nazionali ed europei di valutazione del rischio chimico o di opportune strategie di misurazione di esposizione agli agenti chimici presenti nel luogo di lavoro.&lt;br /&gt;In ambiente sanitario i prodotti chimici pericolosi utilizzati si possono dividere in due grosse categorie: prodotti chimici derivanti dalle attività di reparto, e dunque principalmente disinfettanti e/o detergenti, e quelli derivanti da attività di laboratorio che sono molteplici, come molteplici sono le loro proprietà. Vi è da sottolineare che per alcuni prodotti (medicinali, farmaceutici, dispositivi medici invasivi, cosmetici, ecc...), che sono miscele di sostanze chimiche ad uso umano, non si applica la normativa REACH..&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;In generale la valutazione del rischio dipende dalla pericolosità della sostanza, dalle informazioni su salute e sicurezza della scheda di sicurezza, dalla caratterizzazione della esposizione dalle modalità di lavoro, dai limiti di esposizione se noti, dalle misure di prevenzione adottate e dai dati della sorveglianza sanitaria. Tutte queste variabili devono essere valutate in un sistema organico che tenga conto dei principi generali: eliminazione, sostituzione, riduzione.&lt;br /&gt;Questo concetto viene chiarito sinteticamente nella flow chart sottostante:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;img alt=&quot;valutazione rischio chimico&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/valutazione_rischio_chimico.jpg&quot; height=&quot;828&quot; width=&quot;900&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;Una volta identificate le fonti di rischio e concluso l'iter valutativo, occorrerà, ovviamente, sviluppare le strategie per controllare e contenere il rischio, in altre parole, occorrerà affrontare la gestione del rischio mediante l'applicazione di misure tecniche, organizzative e procedurali per ridurre il livello di esposizione degli operatori sanitari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;sostanze chimiche&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/sostanze_chimiche.jpg&quot; height=&quot;267&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;Il regolamento europeo REACH (CE 1907/2006), entrato in vigore a giugno del 2007 e considerato &quot;the most ambitious chemicals legislation in the world&quot;, ha l'obiettivo di assicurare un grado elevato di protezione della salute umana e dell'ambiente. Il REACH è stato integrato dal regolamento n. 1272/2008 (CLP), che introduce nell'Unione Europea il sistema di classificazione ed etichettatura armonizzato (GHS) sviluppato in sede Onu. La classificazione, come noto, è basata sulla pericolosità intrinseca delle sostanze, senza soglie quantitative.&lt;br /&gt;Negli ambienti ospedalieri l'identificazione della pericolosità chimica, la valutazione del rischio chimico e la scelta delle misure di gestione del rischio è stata notevolmente condizionata dal regolamento CLP e dalle nuove informazioni sulle proprietà pericolose delle sostanze chimiche: la valutazione infatti deve primariamente, essere in grado di identificare e classificare gli agenti chimici che possono costituire fattori di rischio per i lavoratori tenendo conto delle proprietà intrinseche delle sostanze e delle miscele durante tutte le attività lavorative: impiego, immagazzinamento e trasporto.&lt;br /&gt;Il Regolamento CLP individua in modo puntuale le classi di pericolo per gli agenti chimici pericolosi distinguendo i pericoli per la sicurezza, legati alle proprietà chimico-fisiche, dai pericoli per la salute connessi alle proprietà tossicologiche a breve e medio termine ed alle proprietà tossicologiche a lungo termine. Per ogni sostanza o miscela presente negli ambienti di lavoro, devono essere noti la composizione chimica e le caratteristiche chimico-fisiche nonché quelle relative alla sicurezza nell'utilizzo, nella manipolazione e nello stoccaggio (tensione di vapore, limiti di infiammabilità, incompatibilità con altri prodotti,...). Tutte queste informazioni, per ogni sostanza chimica, sono reperibili nella Scheda di Sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;In estrema sintesi si può affermare che, ai sensi della vigente normativa sociale in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, il rischio chimico per la salute è collegato a tutte le proprietà tossicologiche degli agenti chimici, mentre quello per la sicurezza si collega principalmente alle proprietà chimico-fisiche oltre che alla proprietà tossicologica acuta. In altre parole rischio chimico per la salute è riferito alla probabilità che possa insorgere una malattia professionale mentre rischio chimico per la sicurezza è riferito alla probabilità che possa verificarsi un infortunio.&lt;br /&gt;Nel caso in cui ci fosse incertezza classificatoria, sulla base del PRINCIPIO GENERALE DI PRECAUZIONE dettato dai Regolamenti Europei delle sostanze chimiche, la tutela dei lavoratori deve ovviamente essere applicata ai più elevati livelli tecnicamente e concretamente possibili, indipendentemente dall'applicazione corretta di modelli nazionali ed europei di valutazione del rischio chimico o di opportune strategie di misurazione di esposizione agli agenti chimici presenti nel luogo di lavoro.&lt;br /&gt;In ambiente sanitario i prodotti chimici pericolosi utilizzati si possono dividere in due grosse categorie: prodotti chimici derivanti dalle attività di reparto, e dunque principalmente disinfettanti e/o detergenti, e quelli derivanti da attività di laboratorio che sono molteplici, come molteplici sono le loro proprietà. Vi è da sottolineare che per alcuni prodotti (medicinali, farmaceutici, dispositivi medici invasivi, cosmetici, ecc...), che sono miscele di sostanze chimiche ad uso umano, non si applica la normativa REACH..&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;In generale la valutazione del rischio dipende dalla pericolosità della sostanza, dalle informazioni su salute e sicurezza della scheda di sicurezza, dalla caratterizzazione della esposizione dalle modalità di lavoro, dai limiti di esposizione se noti, dalle misure di prevenzione adottate e dai dati della sorveglianza sanitaria. Tutte queste variabili devono essere valutate in un sistema organico che tenga conto dei principi generali: eliminazione, sostituzione, riduzione.&lt;br /&gt;Questo concetto viene chiarito sinteticamente nella flow chart sottostante:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;img alt=&quot;valutazione rischio chimico&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/valutazione_rischio_chimico.jpg&quot; height=&quot;828&quot; width=&quot;900&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;Una volta identificate le fonti di rischio e concluso l'iter valutativo, occorrerà, ovviamente, sviluppare le strategie per controllare e contenere il rischio, in altre parole, occorrerà affrontare la gestione del rischio mediante l'applicazione di misure tecniche, organizzative e procedurali per ridurre il livello di esposizione degli operatori sanitari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
		<category term="News" />
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		<title> L'importanza della formazione ed informazione nella prevenzione</title>
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		<published>2016-09-10T07:22:00+00:00</published>
		<updated>2016-09-10T07:22:00+00:00</updated>
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		<author>
			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; margin-bottom: 10px; float: right;&quot; alt=&quot;formazione nella prevenzione small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/formazione_nella_prevenzione_small.jpg&quot; height=&quot;266&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;La formazione e l'informazione del personale della sanità, che rivestono un ruolo fondamentale in ambito di prevenzione e sicurezza sul lavoro, vengono così definite dal Testo Unico 81/2008:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Formazione&lt;/em&gt;: processo educativo attraverso il quale si trasferiscono ai lavoratori, o agli altri soggetti del sistema prevenzione, conoscenze utili all'acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei compiti lavorativi&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Informazione&lt;/em&gt;: complesso di attività dirette a fornire conoscenze utili all'identificazione, riduzione e gestione dei rischi lavorativi.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Si evidenziano, dunque, due anime sostanzialmente diverse ma complementari che, com'anche ricordato dall'Inail (2002), sono indispensabili per rendere efficace la prevenzione del rischio occupazionale.&lt;br /&gt;Capita ormai abbastanza spesso che in seguito ad infortuni sul lavoro o più in generale durante sopralluoghi, incontri, dibattiti, si introduca il fattore umano riferendosi alla capacità che quel lavoratore o gruppo di lavoratori dove possedere per impedire che un evento negativo accada. Lo scopo essenziale dei processi di formazione è, infatti, quello di facilitare la modifica dei comportamenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;La &lt;strong&gt;formazione&lt;/strong&gt; sfrutta meccanismi di apprendimento consapevole delle tre dimensioni &quot;sapere&quot; (conoscenze), &quot;saper fare&quot; (capacità) e &quot;saper essere&quot; (atteggiamenti) per svolgere una determinata attività lavorativa ponendo la massima attenzione al &quot;lavoratore in sicurezza&quot; senza per questo pregiudicare l'efficienza e l'efficacia della propria performance. Il fine è l'adozione, da parte dei soggetti interessati, di competenze cognitive ed operative tali da indurre delle modalità comportamentali che tengano in debito conto i rischi, modificando, se necessario, scale di valori, modalità operative e abitudini troppo spesso derivanti da prassi consolidate e non da procedure studiate ad hoc. Con la formazione si forniscono strumenti cognitivi per mettere in pratica le regole e i principi della sicurezza in azienda, tenendo conto non solo della propria mansione ma anche del contesto lavorativo che circonda ogni lavoratore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;L'&lt;strong&gt;informazione&lt;/strong&gt; consiste in una trasmissione di contenuti strutturati in maniera organica (comunicazione) dell'emittente al ricettore. Il contenuto della comunicazione è definito &quot;messaggio&quot;, il quale è trasmesso attraverso diversi tipi di veicoli che variano in funzione del contesto. In ambito lavorativo molto spesso si tratta di opuscoli o brevi testi riguardanti l'organizzazione della sicurezza. (Inail 2002)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 21.3pt;&quot;&gt;&lt;span&gt;Senza entrare nel merito dei requisiti minimi della formazione (disciplinati dall'Accordo Stato-regioni n. 221/2011), per rendere efficace la formazione ai fini della prevenzione del rischio, è necessario prevedere un piano di valutazione della formazione che includa una verifica di impatto nel contesto operativo:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;individuando le situazioni e/o comportamenti da monitorare;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;definendo con appositi indicatori, standard e i livelli di accettabilità delle situazioni e/o comportamenti;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;coinvolgendo i livelli dell'organizzazione (Datore di Lavoro, Dirigenti, Preposti, Lavoratori);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;organizzando verifiche programmate per controllare, rivedere, garantire una costante idoneità, adeguatezza ed efficacia del processo formativo in quanto parte del sistema di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;L'elemento che unisce quanto fino ad ora riportato è il passaggio dalla logica del &quot;corso&quot; a quella di &quot;progetto formativo&quot; ovvero la definizione della natura del problema o dei problemi che si intendono affrontare, nonché i modi, i tempi e le risorse per realizzare obiettivi pertinenti al problema e per valutarne i risultati. La progettazione delle attività formative infatti, permette di porre al centro del sistema i partecipanti e di evidenziare, suggerire e talora imporre l'attenzione sui problemi affrontati inducendo così una vera e propria analisi dei rischi.&lt;br /&gt;In quest'ottica sia la formazione che l'informazione possono essere declinate nei termini di una maggiore responsabilizzazione dei lavoratori, &quot;i quali non potranno addurre l'ignoranza rispetto a rischi e pericoli di cui siano stati adeguatamente informati e rispetto ai quali abbiano ricevuto la giusta formazione&quot;.&lt;br /&gt;L'importanza del momento formativo in materia di sicurezza sul lavoro cresce sempre più e necessita di una riconversione delle conoscenze e delle competenze/abilità richieste all'interno degli specifici contesti lavorativi.&lt;br /&gt;Formazione ed attività professionale, pertanto, non sono solo strettamente connesse tra loro, ma non hanno neppure carattere di alternanza, nel senso che l'esplicazione dell'una non richiede la sospensione dell'altra. Si può parlare così di formazione &quot;incorporata&quot; nell'attività lavorativa, cosa che permette di integrare il momento formativo con quello dell'effettivo esercizio di saperi e competenze &quot;acquisiti&quot;.&lt;br /&gt;Alla luce di quanto appena affermato nonché dalla lettura della norma si può notare come il legislatore, rispetto al tema della formazione relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro, abbia tenuto conto della sua centralità e non è un caso che la formulazione risulti essere più dettagliata rispetto a quella del&lt;br /&gt;precedente decreto legislativo (d.lgs. n. 626/1994), che per anni ha rappresentato il punto di riferimento in materia. La formazione, infatti, deve mirare ad ottenere da parte del lavoratore un cambiamento consapevole dei propri comportamenti sul luogo di lavoro, in modo da preservare la salute e la sicurezza propria ed altrui, e per realizzare tale scopo è necessario che ad essa venga data l'adeguata centralità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; margin-bottom: 10px; float: right;&quot; alt=&quot;formazione nella prevenzione small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/formazione_nella_prevenzione_small.jpg&quot; height=&quot;266&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;La formazione e l'informazione del personale della sanità, che rivestono un ruolo fondamentale in ambito di prevenzione e sicurezza sul lavoro, vengono così definite dal Testo Unico 81/2008:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Formazione&lt;/em&gt;: processo educativo attraverso il quale si trasferiscono ai lavoratori, o agli altri soggetti del sistema prevenzione, conoscenze utili all'acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei compiti lavorativi&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Informazione&lt;/em&gt;: complesso di attività dirette a fornire conoscenze utili all'identificazione, riduzione e gestione dei rischi lavorativi.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Si evidenziano, dunque, due anime sostanzialmente diverse ma complementari che, com'anche ricordato dall'Inail (2002), sono indispensabili per rendere efficace la prevenzione del rischio occupazionale.&lt;br /&gt;Capita ormai abbastanza spesso che in seguito ad infortuni sul lavoro o più in generale durante sopralluoghi, incontri, dibattiti, si introduca il fattore umano riferendosi alla capacità che quel lavoratore o gruppo di lavoratori dove possedere per impedire che un evento negativo accada. Lo scopo essenziale dei processi di formazione è, infatti, quello di facilitare la modifica dei comportamenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;La &lt;strong&gt;formazione&lt;/strong&gt; sfrutta meccanismi di apprendimento consapevole delle tre dimensioni &quot;sapere&quot; (conoscenze), &quot;saper fare&quot; (capacità) e &quot;saper essere&quot; (atteggiamenti) per svolgere una determinata attività lavorativa ponendo la massima attenzione al &quot;lavoratore in sicurezza&quot; senza per questo pregiudicare l'efficienza e l'efficacia della propria performance. Il fine è l'adozione, da parte dei soggetti interessati, di competenze cognitive ed operative tali da indurre delle modalità comportamentali che tengano in debito conto i rischi, modificando, se necessario, scale di valori, modalità operative e abitudini troppo spesso derivanti da prassi consolidate e non da procedure studiate ad hoc. Con la formazione si forniscono strumenti cognitivi per mettere in pratica le regole e i principi della sicurezza in azienda, tenendo conto non solo della propria mansione ma anche del contesto lavorativo che circonda ogni lavoratore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;L'&lt;strong&gt;informazione&lt;/strong&gt; consiste in una trasmissione di contenuti strutturati in maniera organica (comunicazione) dell'emittente al ricettore. Il contenuto della comunicazione è definito &quot;messaggio&quot;, il quale è trasmesso attraverso diversi tipi di veicoli che variano in funzione del contesto. In ambito lavorativo molto spesso si tratta di opuscoli o brevi testi riguardanti l'organizzazione della sicurezza. (Inail 2002)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 21.3pt;&quot;&gt;&lt;span&gt;Senza entrare nel merito dei requisiti minimi della formazione (disciplinati dall'Accordo Stato-regioni n. 221/2011), per rendere efficace la formazione ai fini della prevenzione del rischio, è necessario prevedere un piano di valutazione della formazione che includa una verifica di impatto nel contesto operativo:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;individuando le situazioni e/o comportamenti da monitorare;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;definendo con appositi indicatori, standard e i livelli di accettabilità delle situazioni e/o comportamenti;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;coinvolgendo i livelli dell'organizzazione (Datore di Lavoro, Dirigenti, Preposti, Lavoratori);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;organizzando verifiche programmate per controllare, rivedere, garantire una costante idoneità, adeguatezza ed efficacia del processo formativo in quanto parte del sistema di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;L'elemento che unisce quanto fino ad ora riportato è il passaggio dalla logica del &quot;corso&quot; a quella di &quot;progetto formativo&quot; ovvero la definizione della natura del problema o dei problemi che si intendono affrontare, nonché i modi, i tempi e le risorse per realizzare obiettivi pertinenti al problema e per valutarne i risultati. La progettazione delle attività formative infatti, permette di porre al centro del sistema i partecipanti e di evidenziare, suggerire e talora imporre l'attenzione sui problemi affrontati inducendo così una vera e propria analisi dei rischi.&lt;br /&gt;In quest'ottica sia la formazione che l'informazione possono essere declinate nei termini di una maggiore responsabilizzazione dei lavoratori, &quot;i quali non potranno addurre l'ignoranza rispetto a rischi e pericoli di cui siano stati adeguatamente informati e rispetto ai quali abbiano ricevuto la giusta formazione&quot;.&lt;br /&gt;L'importanza del momento formativo in materia di sicurezza sul lavoro cresce sempre più e necessita di una riconversione delle conoscenze e delle competenze/abilità richieste all'interno degli specifici contesti lavorativi.&lt;br /&gt;Formazione ed attività professionale, pertanto, non sono solo strettamente connesse tra loro, ma non hanno neppure carattere di alternanza, nel senso che l'esplicazione dell'una non richiede la sospensione dell'altra. Si può parlare così di formazione &quot;incorporata&quot; nell'attività lavorativa, cosa che permette di integrare il momento formativo con quello dell'effettivo esercizio di saperi e competenze &quot;acquisiti&quot;.&lt;br /&gt;Alla luce di quanto appena affermato nonché dalla lettura della norma si può notare come il legislatore, rispetto al tema della formazione relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro, abbia tenuto conto della sua centralità e non è un caso che la formulazione risulti essere più dettagliata rispetto a quella del&lt;br /&gt;precedente decreto legislativo (d.lgs. n. 626/1994), che per anni ha rappresentato il punto di riferimento in materia. La formazione, infatti, deve mirare ad ottenere da parte del lavoratore un cambiamento consapevole dei propri comportamenti sul luogo di lavoro, in modo da preservare la salute e la sicurezza propria ed altrui, e per realizzare tale scopo è necessario che ad essa venga data l'adeguata centralità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
		<category term="News" />
	</entry>
	<entry>
		<title>Laboratori di biosicurezza e la gestione ambientale del rischio biologico.</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://smartsafe.picsolution.com/index.php/it/news-medico/109-laboratori-di-biosicurezza-e-la-gestione-ambientale-del-rischio-biologico"/>
		<published>2016-09-01T07:22:00+00:00</published>
		<updated>2016-09-01T07:22:00+00:00</updated>
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		<author>
			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha, da tempo, riconosciuto l'importanza della sicurezza e della biosicurezza in particolare, fornendo delle linee guida internazionali sui temi di safety and security.&lt;br /&gt;Tra i temi affrontati vi è la progettazione dei laboratori, che si dividono in &quot;di base&quot; (livello 1 e 2), &quot;di contenimento&quot; (livello 3 o BLS3) e &quot;di massimo contenimento&quot; (livello 4 o BLS4). L'assegnazione del livello di biosicurezza tiene conto delle caratteristiche strutturali del laboratorio, delle capacità di contenimento, delle attrezzature, delle attività svolte e delle procedure operative necessarie per lavorare con agenti biologici appartenenti alle quattro categorie.&lt;br /&gt;L'assegnazione del livello deve derivare da una valutazione del rischio e non essere fatta solo in base al gruppo di rischio cui l'agente patogeno appartiene, ad esempio se lavorassi con un patogeno di gruppo 2 ma con produzione di aerosol molto concentrati, sarebbe più indicato un livello di biosicurezza 3 che assicura maggiore contenimento.&lt;br /&gt;La progettazione dei laboratori di biosicurezza deve quindi tener conto non solo delle strutture, ma anche delle attrezzature, scelte in base al tipo, durata dell'attività con un dato agente biologico.&lt;br /&gt;Nella tabella successiva, tratta dal manuale dell'OMS, è riassunto quanto sopra esposto:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;img alt=&quot;Gruppi di rischio per Livello di biosicurezza&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/Gruppi_di_rischio_per_Livello_di_biosicurezza.jpg&quot; height=&quot;513&quot; width=&quot;704&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Questo articolo tratterà delle misure strutturali di contenimento per i laboratori BS3 e BS4 che, come si evince anche dalla tabella seguente, sono quelle maggiormente stringenti:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;caratteristiche dei livelli di contenimento&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/caratteristiche_dei_livelli_di_contenimento.jpg&quot; height=&quot;631&quot; width=&quot;736&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Oltre alle dotazioni di base, i BSL3 e BSL4 devono essere separati dalle aree di passaggio tramite una zona filtro con porte a chiusura automatica e interbloccate in modo tale che se ne apra una sola porta alla volta.&lt;br /&gt;L'intero laboratorio deve essere facilmente decontaminabile e, dunque, tutte le superfici devono essere facilmente lavabili nonché il laboratorio stesso deve essere sigillabile per la decontaminazione mediante gas.&lt;br /&gt;Per evitare la dispersione aerea dei microrganismi verso l'ambiente esterno l'areazione deve avere pressione negativa e l'aria del laboratorio può essere filtrata con filtri HEPA (&quot;high efficiency particu-late air&quot;, sistema ad alta efficienza di filtrazione delle particelle d'aria), ricondizionata e fatta ricircolare all'interno del laboratorio stesso. L'aria in uscita dal laboratorio (tranne quella proveniente dalle cappe di sicurezza biologica) deve essere scaricata direttamente all'esterno dell'edificio, in modo da disperdersi lontano dagli edifici e dalle prese d'aria. A seconda degli agenti utilizzati, anche gli scarichi dell'aria dovranno essere dotati di filtri HEPA.&lt;br /&gt;La fornitura idrica deve essere dotata di sistemi che impediscono flussi di ritorno e vicino a ciascuna uscita deve essere a disposizione un lavandino con rubinetto azionabile senza l'uso delle mani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 21.3pt;&quot;&gt;&lt;span&gt;Oltre a tali caratteristiche strutturali, un laboratorio di massimo contenimento di livello 4 necessita di:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Contenimento primario: &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;attuabile tramite l’utilizzo di cappe di Classe III che devono essere posizionate in un locale apposito, separato ed accessibile tramite un minimo di due porte. &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;p style=&quot;margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: 0cm; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Le zone filtro, di entrata e uscita, devono essere diverse e quella di uscita dotata di doccia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: 0cm; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Infine, per introdurre qualsiasi tipo di materiale all’interno, è necessaria l’installazione di una camera di fumigazione o di un’autoclave a doppia porta interbloccate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: 0cm; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Alternativamente il contenimento è attuabile tramite l’utilizzo di tute complete pressurizzate che non essendo una misura di progettazione non sarà trattata in questo articolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Decontaminazione degli scarichi: &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;tutti gli scarichi provenienti dall’area protetta, dalla camera di decontaminazione, dalla doccia di decontaminazione o dalle cappe di sicurezza biologica di Classe III devono essere decontaminati prima dello scarico finale preferibilmente tramite trattamento mediante calore e spesso necessitano di una correzione del pH. L’acqua proveniente dalle docce e dalle toilette del personale può essere scaricata direttamente nel sistema fognario senza trattamento.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Alimentazione di emergenza: &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;come ad esempio un gruppo elettrogeno o gruppi di continuità.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Sifoni per lo scarico di sicurezza: &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;anche gli scarichi a pavimento devono essere conformi alle misure di contenimento.&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 21.3pt; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Ovviamente non bisogna dimenticare che, ancor più che per BLS3, il laboratorio di massimo contenimento deve essere posizionato in un edificio separato o in una zona chiaramente delimitata all’interno di un edificio sicuro. L’ingresso e l’uscita del personale e dei materiali devono avvenire attraverso un sistema a filtro con porte interbloccate a tenuta d’aria. Inoltre per personale che lavora nel laboratorio di massimo contenimento è obbligatorio la doccia prima di indossare gli abiti della vita civile. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 21.3pt; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Infine nella struttura deve essere mantenuta una pressione negativa, come per il BSL3, ma oltre all’aria fornita anche l’aria estratta deve essere filtrata con filtri HEPA. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha, da tempo, riconosciuto l'importanza della sicurezza e della biosicurezza in particolare, fornendo delle linee guida internazionali sui temi di safety and security.&lt;br /&gt;Tra i temi affrontati vi è la progettazione dei laboratori, che si dividono in &quot;di base&quot; (livello 1 e 2), &quot;di contenimento&quot; (livello 3 o BLS3) e &quot;di massimo contenimento&quot; (livello 4 o BLS4). L'assegnazione del livello di biosicurezza tiene conto delle caratteristiche strutturali del laboratorio, delle capacità di contenimento, delle attrezzature, delle attività svolte e delle procedure operative necessarie per lavorare con agenti biologici appartenenti alle quattro categorie.&lt;br /&gt;L'assegnazione del livello deve derivare da una valutazione del rischio e non essere fatta solo in base al gruppo di rischio cui l'agente patogeno appartiene, ad esempio se lavorassi con un patogeno di gruppo 2 ma con produzione di aerosol molto concentrati, sarebbe più indicato un livello di biosicurezza 3 che assicura maggiore contenimento.&lt;br /&gt;La progettazione dei laboratori di biosicurezza deve quindi tener conto non solo delle strutture, ma anche delle attrezzature, scelte in base al tipo, durata dell'attività con un dato agente biologico.&lt;br /&gt;Nella tabella successiva, tratta dal manuale dell'OMS, è riassunto quanto sopra esposto:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;img alt=&quot;Gruppi di rischio per Livello di biosicurezza&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/Gruppi_di_rischio_per_Livello_di_biosicurezza.jpg&quot; height=&quot;513&quot; width=&quot;704&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Questo articolo tratterà delle misure strutturali di contenimento per i laboratori BS3 e BS4 che, come si evince anche dalla tabella seguente, sono quelle maggiormente stringenti:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;caratteristiche dei livelli di contenimento&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/caratteristiche_dei_livelli_di_contenimento.jpg&quot; height=&quot;631&quot; width=&quot;736&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Oltre alle dotazioni di base, i BSL3 e BSL4 devono essere separati dalle aree di passaggio tramite una zona filtro con porte a chiusura automatica e interbloccate in modo tale che se ne apra una sola porta alla volta.&lt;br /&gt;L'intero laboratorio deve essere facilmente decontaminabile e, dunque, tutte le superfici devono essere facilmente lavabili nonché il laboratorio stesso deve essere sigillabile per la decontaminazione mediante gas.&lt;br /&gt;Per evitare la dispersione aerea dei microrganismi verso l'ambiente esterno l'areazione deve avere pressione negativa e l'aria del laboratorio può essere filtrata con filtri HEPA (&quot;high efficiency particu-late air&quot;, sistema ad alta efficienza di filtrazione delle particelle d'aria), ricondizionata e fatta ricircolare all'interno del laboratorio stesso. L'aria in uscita dal laboratorio (tranne quella proveniente dalle cappe di sicurezza biologica) deve essere scaricata direttamente all'esterno dell'edificio, in modo da disperdersi lontano dagli edifici e dalle prese d'aria. A seconda degli agenti utilizzati, anche gli scarichi dell'aria dovranno essere dotati di filtri HEPA.&lt;br /&gt;La fornitura idrica deve essere dotata di sistemi che impediscono flussi di ritorno e vicino a ciascuna uscita deve essere a disposizione un lavandino con rubinetto azionabile senza l'uso delle mani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 21.3pt;&quot;&gt;&lt;span&gt;Oltre a tali caratteristiche strutturali, un laboratorio di massimo contenimento di livello 4 necessita di:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Contenimento primario: &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;attuabile tramite l’utilizzo di cappe di Classe III che devono essere posizionate in un locale apposito, separato ed accessibile tramite un minimo di due porte. &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;p style=&quot;margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: 0cm; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Le zone filtro, di entrata e uscita, devono essere diverse e quella di uscita dotata di doccia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: 0cm; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Infine, per introdurre qualsiasi tipo di materiale all’interno, è necessaria l’installazione di una camera di fumigazione o di un’autoclave a doppia porta interbloccate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: 0cm; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Alternativamente il contenimento è attuabile tramite l’utilizzo di tute complete pressurizzate che non essendo una misura di progettazione non sarà trattata in questo articolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Decontaminazione degli scarichi: &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;tutti gli scarichi provenienti dall’area protetta, dalla camera di decontaminazione, dalla doccia di decontaminazione o dalle cappe di sicurezza biologica di Classe III devono essere decontaminati prima dello scarico finale preferibilmente tramite trattamento mediante calore e spesso necessitano di una correzione del pH. L’acqua proveniente dalle docce e dalle toilette del personale può essere scaricata direttamente nel sistema fognario senza trattamento.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Alimentazione di emergenza: &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;come ad esempio un gruppo elettrogeno o gruppi di continuità.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Sifoni per lo scarico di sicurezza: &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;anche gli scarichi a pavimento devono essere conformi alle misure di contenimento.&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 21.3pt; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Ovviamente non bisogna dimenticare che, ancor più che per BLS3, il laboratorio di massimo contenimento deve essere posizionato in un edificio separato o in una zona chiaramente delimitata all’interno di un edificio sicuro. L’ingresso e l’uscita del personale e dei materiali devono avvenire attraverso un sistema a filtro con porte interbloccate a tenuta d’aria. Inoltre per personale che lavora nel laboratorio di massimo contenimento è obbligatorio la doccia prima di indossare gli abiti della vita civile. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 21.3pt; background: white none repeat scroll 0% 0%;&quot;&gt;&lt;span&gt;Infine nella struttura deve essere mantenuta una pressione negativa, come per il BSL3, ma oltre all’aria fornita anche l’aria estratta deve essere filtrata con filtri HEPA. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
		<category term="News" />
	</entry>
	<entry>
		<title>La gestione in sicurezza dei rifiuti a rischio infettivo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://smartsafe.picsolution.com/index.php/it/news-medico/104-la-gestione-in-sicurezza-dei-rifiuti-a-rischio-infettivo"/>
		<published>2016-07-01T07:22:00+00:00</published>
		<updated>2016-07-01T07:22:00+00:00</updated>
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			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; margin-bottom: 10px; float: right;&quot; alt=&quot;gestione sicurezza rifiuti small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/gestione_sicurezza_rifiuti_small.jpg&quot; height=&quot;267&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;La direttiva 2008/98/CE (Direttiva Quadro Rifiuti) fornisce un'ampia definizione europea dei rifiuti pericolosi e stabilisce le norme per la loro regolamentazione ai fini della corretta gestione.&lt;br /&gt;Dal 1 giugno 2015 l'allegato III, della suddetta direttiva, è stato sostituito dal regolamento 2014/1357/UE che ha come punto di partenza l'identificazione di quali rifiuti si devono considerare pericolosi:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;pericoloso è definito un rifiuto che possiede una o più delle quindici proprietà pericolose stabilite dall'allegato III della direttiva, come modificato dal regolamento 2014/1357/UE (caratteristiche di pericolo da HP1 a HP15).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Anche il Catalogo Europeo dei Rifiuti è stato aggiornato, con la decisione n. 955 della Commissione del 18 dicembre 2014, adeguandolo al progresso tecnico e scientifico e alla nuova legislazione sulle sostanze chimiche (CLP, Classification, Labeling and Packaging).&lt;br /&gt;Il catalogo, ricordiamo, elenca i rifiuti raggruppati in accordo ai processi industriali generali o ai tipi di rifiuti e distingue i rifiuti in non pericolosi e in pericolosi, questi ultimi identificati con un asterisco (*).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;La classificazione costituisce la base della procedura di corretta gestione dei rifiuti, dal momento della loro formazione fino al recupero o allo smaltimento definitivo.&lt;br /&gt;La gestione è costituita da diverse operazioni compiute sui rifiuti quali manipolazione, movimentazione, stoccaggio temporaneo, trasporto e trattamento o deposizione in discarica, che devono essere condotte in modo appropriato per evitare rischi alle persone, alle cose o all'ambiente.&lt;br /&gt;La completa conoscenza dei pericoli potenziali che possono derivare dalle operazioni di gestione dei rifiuti permette di assumere le decisioni corrette per eseguire in sicurezza tutte le operazioni di gestione.&lt;br /&gt;La prima classificazione dei rifiuti suddivide quest'ultimi secondo la loro origine in &quot;urbani&quot; e &quot;speciali&quot;, poi in base alle caratteristiche di pericolosità in &quot;pericolosi&quot; e &quot;non pericolosi&quot;.&lt;br /&gt;I rifiuti sanitari, che rientrano nella categoria dei rifiuti speciali, sono regolamentati dal D.P.R. 15-7-2003 n. 254, e si suddividono a loro volta in &quot;pericolosi a rischio infettivo&quot; e &quot;pericolosi non a rischio infettivo&quot;.&lt;br /&gt;I rifiuti pericolosi a rischio infettivo, caratterizzati dalla caratteristica di pericolo HP9 per la quale ci si riferisce alla legislazione nazionale, sono tutti i rifiuti che provengono da ambienti di isolamento infettivo nei quali sussiste un rischio di trasmissione biologica aerea, nonché da ambienti ove soggiornano pazienti in isolamento infettivo affetti da patologie particolarmente gravi.&lt;br /&gt;La gestione del registro di carico e scarico dei rifiuti e tutti gli adempimenti di legge non saranno trattati in questo articolo che centra il tema sulla sicurezza dell'operatore durante le fasi di manipolazione, movimentazione e stoccaggio temporaneo di questa tipologia di rifiuti.&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;La valutazione del rischio ha inizio dall'analisi delle principali cause di incidente:&lt;br /&gt;• manipolazione poco attenta del rifiuto, effettuata senza l'ausilio di dispositivi di protezione individuali.&lt;br /&gt;• utilizzo di contenitori non adeguati per dimensioni, resistenza, impermeabilizzazione, chiusura, oppure applicazione di tecniche scorrette di condizionamento.&lt;br /&gt;Le caratteristiche dei contenitori sono definite dall'art. 8 del DPR 254/03:&lt;br /&gt;• il contenitore a diretto contatto con il rifiuto deve essere costituito da un imballaggio a perdere (monouso), anche flessibile, recante la scritta &quot;Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo&quot; e il simbolo del rischio biologico.&lt;br /&gt;• il contenitore esterno deve essere resistente agli urti e alle sollecitazioni durante la movimentazione e il trasporto e deve essere realizzato in un colore idoneo a distinguerlo dagli imballaggi utilizzati per gli altri rifiuti; questo contenitore può essere monouso oppure riutilizzabile, previa idonea disinfezione ad ogni ciclo d'uso, e anche questo deve recare la scritta &quot;Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo&quot; e il simbolo del rischio biologico.&lt;br /&gt;• nel caso di rifiuti taglienti o pungenti, l'imballaggio deve essere rigido a perdere, resistente alla puntura, recante la scritta &quot;Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo taglienti e pungenti&quot;, inserito a sua volta nel secondo imballaggio rigido esterno.&lt;br /&gt;Questi accorgimenti di tipo tecnico limitano la possibilità di contatto con l'operatore che, a sua volta, gioca un ruolo fondamentale nel ridurre la possibilità di incidenti: l'uso dei dispositivi di protezione individuale e l'utilizzo di carrelli per la movimentazione in sicurezza sono misure fondamentali per evitare eventi accidentali.&lt;br /&gt;Nella fase di smaltimento del rifiuto, inoltre, è necessario:&lt;br /&gt;• utilizzare il contenitore (dotato dell'apposito sacco) delle dimensioni proporzionate alla produzione media giornaliera di rifiuti a rischio infettivo, allo scopo di evitare permanenze prolungate del contenitore aperto;&lt;br /&gt;• conferire i rifiuti al suo interno, senza comprimerli ed evitando qualsiasi manipolazione a rischio di infortunio;&lt;br /&gt;• riempire il contenitore senza superare i ¾ della capacità, per evitare che l'operazione di chiusura del contenitore e il suo trasporto comporti rischi per gli operatori;&lt;br /&gt;• in caso di rifiuti pesanti (es. sacche di liquido) riempire il contenitore senza superare il limite di peso di omologazione del contenitore;&lt;br /&gt;• chiudere il sacco con l'apposita fascetta, utilizzando guanti monouso, facendo attenzione a non comprimere o toccare il contenuto; successivamente chiudere il contenitore esterno seguendo le linee sagomate o applicando il coperchio, a seconda del modello di contenitore;&lt;br /&gt;• scrivere sul contenitore l'identificazione di provenienza e la data di chiusura al fine di garantire la tracciabilità del contenitore.&lt;br /&gt;Anche la fase di stoccaggio è regolamentata e deve avvenire in depositi temporanei con caratteristiche specifiche per evitare alterazioni del rifiuto, inoltre il tempo di stoccaggio deve essere di massimo cinque giorni dal momento della chiusura del contenitore.&lt;br /&gt;Tramite una gestione sinergica di tutte le fasi descritte sarà, dunque, possibile una significativa riduzione degli eventi accidentali di contaminazione personale e/o ambientale.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin-left: 20px; margin-bottom: 10px; float: right;&quot; alt=&quot;gestione sicurezza rifiuti small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/gestione_sicurezza_rifiuti_small.jpg&quot; height=&quot;267&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;La direttiva 2008/98/CE (Direttiva Quadro Rifiuti) fornisce un'ampia definizione europea dei rifiuti pericolosi e stabilisce le norme per la loro regolamentazione ai fini della corretta gestione.&lt;br /&gt;Dal 1 giugno 2015 l'allegato III, della suddetta direttiva, è stato sostituito dal regolamento 2014/1357/UE che ha come punto di partenza l'identificazione di quali rifiuti si devono considerare pericolosi:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;pericoloso è definito un rifiuto che possiede una o più delle quindici proprietà pericolose stabilite dall'allegato III della direttiva, come modificato dal regolamento 2014/1357/UE (caratteristiche di pericolo da HP1 a HP15).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Anche il Catalogo Europeo dei Rifiuti è stato aggiornato, con la decisione n. 955 della Commissione del 18 dicembre 2014, adeguandolo al progresso tecnico e scientifico e alla nuova legislazione sulle sostanze chimiche (CLP, Classification, Labeling and Packaging).&lt;br /&gt;Il catalogo, ricordiamo, elenca i rifiuti raggruppati in accordo ai processi industriali generali o ai tipi di rifiuti e distingue i rifiuti in non pericolosi e in pericolosi, questi ultimi identificati con un asterisco (*).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;La classificazione costituisce la base della procedura di corretta gestione dei rifiuti, dal momento della loro formazione fino al recupero o allo smaltimento definitivo.&lt;br /&gt;La gestione è costituita da diverse operazioni compiute sui rifiuti quali manipolazione, movimentazione, stoccaggio temporaneo, trasporto e trattamento o deposizione in discarica, che devono essere condotte in modo appropriato per evitare rischi alle persone, alle cose o all'ambiente.&lt;br /&gt;La completa conoscenza dei pericoli potenziali che possono derivare dalle operazioni di gestione dei rifiuti permette di assumere le decisioni corrette per eseguire in sicurezza tutte le operazioni di gestione.&lt;br /&gt;La prima classificazione dei rifiuti suddivide quest'ultimi secondo la loro origine in &quot;urbani&quot; e &quot;speciali&quot;, poi in base alle caratteristiche di pericolosità in &quot;pericolosi&quot; e &quot;non pericolosi&quot;.&lt;br /&gt;I rifiuti sanitari, che rientrano nella categoria dei rifiuti speciali, sono regolamentati dal D.P.R. 15-7-2003 n. 254, e si suddividono a loro volta in &quot;pericolosi a rischio infettivo&quot; e &quot;pericolosi non a rischio infettivo&quot;.&lt;br /&gt;I rifiuti pericolosi a rischio infettivo, caratterizzati dalla caratteristica di pericolo HP9 per la quale ci si riferisce alla legislazione nazionale, sono tutti i rifiuti che provengono da ambienti di isolamento infettivo nei quali sussiste un rischio di trasmissione biologica aerea, nonché da ambienti ove soggiornano pazienti in isolamento infettivo affetti da patologie particolarmente gravi.&lt;br /&gt;La gestione del registro di carico e scarico dei rifiuti e tutti gli adempimenti di legge non saranno trattati in questo articolo che centra il tema sulla sicurezza dell'operatore durante le fasi di manipolazione, movimentazione e stoccaggio temporaneo di questa tipologia di rifiuti.&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;La valutazione del rischio ha inizio dall'analisi delle principali cause di incidente:&lt;br /&gt;• manipolazione poco attenta del rifiuto, effettuata senza l'ausilio di dispositivi di protezione individuali.&lt;br /&gt;• utilizzo di contenitori non adeguati per dimensioni, resistenza, impermeabilizzazione, chiusura, oppure applicazione di tecniche scorrette di condizionamento.&lt;br /&gt;Le caratteristiche dei contenitori sono definite dall'art. 8 del DPR 254/03:&lt;br /&gt;• il contenitore a diretto contatto con il rifiuto deve essere costituito da un imballaggio a perdere (monouso), anche flessibile, recante la scritta &quot;Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo&quot; e il simbolo del rischio biologico.&lt;br /&gt;• il contenitore esterno deve essere resistente agli urti e alle sollecitazioni durante la movimentazione e il trasporto e deve essere realizzato in un colore idoneo a distinguerlo dagli imballaggi utilizzati per gli altri rifiuti; questo contenitore può essere monouso oppure riutilizzabile, previa idonea disinfezione ad ogni ciclo d'uso, e anche questo deve recare la scritta &quot;Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo&quot; e il simbolo del rischio biologico.&lt;br /&gt;• nel caso di rifiuti taglienti o pungenti, l'imballaggio deve essere rigido a perdere, resistente alla puntura, recante la scritta &quot;Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo taglienti e pungenti&quot;, inserito a sua volta nel secondo imballaggio rigido esterno.&lt;br /&gt;Questi accorgimenti di tipo tecnico limitano la possibilità di contatto con l'operatore che, a sua volta, gioca un ruolo fondamentale nel ridurre la possibilità di incidenti: l'uso dei dispositivi di protezione individuale e l'utilizzo di carrelli per la movimentazione in sicurezza sono misure fondamentali per evitare eventi accidentali.&lt;br /&gt;Nella fase di smaltimento del rifiuto, inoltre, è necessario:&lt;br /&gt;• utilizzare il contenitore (dotato dell'apposito sacco) delle dimensioni proporzionate alla produzione media giornaliera di rifiuti a rischio infettivo, allo scopo di evitare permanenze prolungate del contenitore aperto;&lt;br /&gt;• conferire i rifiuti al suo interno, senza comprimerli ed evitando qualsiasi manipolazione a rischio di infortunio;&lt;br /&gt;• riempire il contenitore senza superare i ¾ della capacità, per evitare che l'operazione di chiusura del contenitore e il suo trasporto comporti rischi per gli operatori;&lt;br /&gt;• in caso di rifiuti pesanti (es. sacche di liquido) riempire il contenitore senza superare il limite di peso di omologazione del contenitore;&lt;br /&gt;• chiudere il sacco con l'apposita fascetta, utilizzando guanti monouso, facendo attenzione a non comprimere o toccare il contenuto; successivamente chiudere il contenitore esterno seguendo le linee sagomate o applicando il coperchio, a seconda del modello di contenitore;&lt;br /&gt;• scrivere sul contenitore l'identificazione di provenienza e la data di chiusura al fine di garantire la tracciabilità del contenitore.&lt;br /&gt;Anche la fase di stoccaggio è regolamentata e deve avvenire in depositi temporanei con caratteristiche specifiche per evitare alterazioni del rifiuto, inoltre il tempo di stoccaggio deve essere di massimo cinque giorni dal momento della chiusura del contenitore.&lt;br /&gt;Tramite una gestione sinergica di tutte le fasi descritte sarà, dunque, possibile una significativa riduzione degli eventi accidentali di contaminazione personale e/o ambientale.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
		<category term="News" />
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		<title>Forum Risk Management in Sanità 2016</title>
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		<published>2016-06-14T07:22:08+00:00</published>
		<updated>2016-06-14T07:22:08+00:00</updated>
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		<author>
			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;Forum risk 2016&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/Forum_risk_2016.jpg&quot; height=&quot;204&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Forum Risk Management in Sanità, rassegna sulle &lt;strong&gt;tecnologie applicate alla sicurezza del paziente&lt;/strong&gt;, giunge alla sua undicesima edizione. L'evento, quest'anno in programma dal 29 novembre al 2 dicembre 2016, è appuntamento di riferimento per il panorama della Sanità nazionale, momento di incontro tra tutti gli operatori del settore Sanità.&lt;br /&gt;Con un programma denso di convegni, meeting e workshop, Forum Risk Management in Sanità è il luogo dove portare idee e proporre soluzioni, per lavorare insieme al &lt;strong&gt;miglioramento della qualità dei servizi sanitari e sociali&lt;/strong&gt; per tutti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;Forum risk 2016&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/Forum_risk_2016.jpg&quot; height=&quot;204&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Forum Risk Management in Sanità, rassegna sulle &lt;strong&gt;tecnologie applicate alla sicurezza del paziente&lt;/strong&gt;, giunge alla sua undicesima edizione. L'evento, quest'anno in programma dal 29 novembre al 2 dicembre 2016, è appuntamento di riferimento per il panorama della Sanità nazionale, momento di incontro tra tutti gli operatori del settore Sanità.&lt;br /&gt;Con un programma denso di convegni, meeting e workshop, Forum Risk Management in Sanità è il luogo dove portare idee e proporre soluzioni, per lavorare insieme al &lt;strong&gt;miglioramento della qualità dei servizi sanitari e sociali&lt;/strong&gt; per tutti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
		<category term="News" />
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		<title>Il ruolo dell'educazione nella prevenzione del rischio biologico</title>
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		<published>2016-06-13T07:22:08+00:00</published>
		<updated>2016-06-13T07:22:08+00:00</updated>
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			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
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&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;Ma cosa vuol dire &quot;correttamente messe in atto&quot;? L'unico strumento efficace è la sensibilizzazione del personale e l'unico modo per ottenerla è attuando modifiche sullo stile di vita e sui modelli di comportamento tramite l'educazione.&lt;br /&gt;Non è infatti vero che con l'educazione produciamo un cambiamento nelle conoscenze, negli atteggiamenti, nelle abilità, nei comportamenti, nelle abitudini ecc...? Assolutamente si.&lt;br /&gt;Ma fare una &quot;corretta educazione&quot; non è per nulla banale, ogni istante della nostra giornata siamo colpiti da stimoli, a volte congruenti i nostri obbiettivi a volte no, e la sola formazione specifica sul rischio non ha un potere tale da battere le nostre convinzioni di base, ovvero quelle dateci dalla nostra educazione.&lt;br /&gt;E' proprio per questo motivo che oggi l'educazione sanitaria gioca un ruolo centrale nella prevenzione, per far sì che tutti riescano ad assumere decisioni utili al mantenimento ed al miglioramento della propria salute. In questo modo non ci si limita a comunicare le informazioni, ma si favorisce la motivazione, la capacità e la fiducia, responsabilizzando la popolazione e preparando un buon terreno per la prevenzione primaria e secondaria.&lt;br /&gt;Per tali ragioni, questo tema è stato lungamente trattato durante il Biosafety and Biosicurity Simposium 2015, durante il quale è stato di vero interesse conoscere i diversi approcci mondiali, tutti incentrati però sul perseguire questo modello di cultura della biosicurezza che dovrà partire dall'educazione di base ovvero quella scolastica.&lt;br /&gt;Questo potere intrinseco dell'educazione trova un forte alleato nel concetto di &quot;scienza responsabile&quot;, ovvero la cultura della sicurezza come componente di una cultura di responsabilità all'interno delle scienze della vita. Questa cultura responsabile ha già prodotto i primi risultati positivi, che possiamo &quot;toccare con mano&quot; visitando il sito della National Academy of Sciences degli Stati Uniti (http://www.nasonline.org/ ) che la utilizza come modello già da anni.&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;La costruzione di un quadro di scienza responsabile per sostenere e valorizzare una cultura esistente di condotta responsabile e professionale nelle scienze della vita è un approccio potente ed efficace per la prevenzione, tanto da essere enfatizzato anche da Ahmet Üzümcü, direttore generale dell' Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC): &quot;Il nostro obiettivo è quello di contribuire agli sforzi volti a promuovere una cultura di scienza responsabile . Questo farà sì che le generazioni attuali e future capiscano e rispettino l'impatto che il loro lavoro può avere sulla sicurezza&quot;.&lt;br /&gt;Ci si rivolge dunque a tutti, non solo ai professionisti della sanità, perché anche solo facendo nostro questo concetto di responsabilità, in ogni ambito della nostra vita, partendo dalla famiglia, dalla scuola e dalla sanità, possiamo costruire davvero un futuro sicuro.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</summary>
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&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;Ma cosa vuol dire &quot;correttamente messe in atto&quot;? L'unico strumento efficace è la sensibilizzazione del personale e l'unico modo per ottenerla è attuando modifiche sullo stile di vita e sui modelli di comportamento tramite l'educazione.&lt;br /&gt;Non è infatti vero che con l'educazione produciamo un cambiamento nelle conoscenze, negli atteggiamenti, nelle abilità, nei comportamenti, nelle abitudini ecc...? Assolutamente si.&lt;br /&gt;Ma fare una &quot;corretta educazione&quot; non è per nulla banale, ogni istante della nostra giornata siamo colpiti da stimoli, a volte congruenti i nostri obbiettivi a volte no, e la sola formazione specifica sul rischio non ha un potere tale da battere le nostre convinzioni di base, ovvero quelle dateci dalla nostra educazione.&lt;br /&gt;E' proprio per questo motivo che oggi l'educazione sanitaria gioca un ruolo centrale nella prevenzione, per far sì che tutti riescano ad assumere decisioni utili al mantenimento ed al miglioramento della propria salute. In questo modo non ci si limita a comunicare le informazioni, ma si favorisce la motivazione, la capacità e la fiducia, responsabilizzando la popolazione e preparando un buon terreno per la prevenzione primaria e secondaria.&lt;br /&gt;Per tali ragioni, questo tema è stato lungamente trattato durante il Biosafety and Biosicurity Simposium 2015, durante il quale è stato di vero interesse conoscere i diversi approcci mondiali, tutti incentrati però sul perseguire questo modello di cultura della biosicurezza che dovrà partire dall'educazione di base ovvero quella scolastica.&lt;br /&gt;Questo potere intrinseco dell'educazione trova un forte alleato nel concetto di &quot;scienza responsabile&quot;, ovvero la cultura della sicurezza come componente di una cultura di responsabilità all'interno delle scienze della vita. Questa cultura responsabile ha già prodotto i primi risultati positivi, che possiamo &quot;toccare con mano&quot; visitando il sito della National Academy of Sciences degli Stati Uniti (http://www.nasonline.org/ ) che la utilizza come modello già da anni.&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;La costruzione di un quadro di scienza responsabile per sostenere e valorizzare una cultura esistente di condotta responsabile e professionale nelle scienze della vita è un approccio potente ed efficace per la prevenzione, tanto da essere enfatizzato anche da Ahmet Üzümcü, direttore generale dell' Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC): &quot;Il nostro obiettivo è quello di contribuire agli sforzi volti a promuovere una cultura di scienza responsabile . Questo farà sì che le generazioni attuali e future capiscano e rispettino l'impatto che il loro lavoro può avere sulla sicurezza&quot;.&lt;br /&gt;Ci si rivolge dunque a tutti, non solo ai professionisti della sanità, perché anche solo facendo nostro questo concetto di responsabilità, in ogni ambito della nostra vita, partendo dalla famiglia, dalla scuola e dalla sanità, possiamo costruire davvero un futuro sicuro.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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	<entry>
		<title>I dispositivi di protezione individuale: una barriera contro il rischio biologico</title>
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		<published>2016-06-12T07:22:08+00:00</published>
		<updated>2016-06-12T07:22:08+00:00</updated>
		<id>http://smartsafe.picsolution.com/index.php/it/news-medico/100-i-dispositivi-di-protezione-individuale-una-barriera-contro-il-rischio-biologico</id>
		<author>
			<name>Super User</name>
			<email>massimo@ggallery.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;dispositivi protezione individuale small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/dispositivi_protezione_individuale_small.jpg&quot; height=&quot;400&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;La tutela della salute dei lavoratori dal rischio si basa sull'attività di prevenzione e protezione. Questo concetto svela una scala di priorità, sottolineata anche dalla norma: quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di organizzazione del lavoro, devono essere impiegati i Dispositivi di Protezione Individuale. (D.Lgs. 81/2008).&lt;br /&gt;I Dispositivi di Protezione Individuale sono &quot;qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo&quot;.&lt;br /&gt;L'efficacia protettiva dei D.P.I. deve essere certificata dalla ditta produttrice con l'apposizione della marcatura CE (obbligatoria dal 31/12/94), secondo le modalità previste dal D.Lgs 475/92.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;I DPI si dividono in 3 categorie: i DPI di I categoria sono di progettazione semplice e sono destinati a salvaguardare le persone da danni di lieve entità; quelli di III categoria sono di progettazione complessa destinati a salvaguardare la persona da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente; tutti quei DPI che non rientrano in queste due categorie sono considerati di II classe.&lt;br /&gt;Come sappiamo, gli agenti biologici possono trasmettersi tramite diverse vie: ingestione, inalazione, droplets, contatto, inoculo, tramite vettori,..., ed è proprio &quot;giocando&quot; sulle vie di trasmissione, impedendo questi percorsi, che i D.P.I. proprio come una vera armatura, ci proteggono dalle infezioni.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Scudo ed elmo non erano l'unica difesa del guerriero greco: la sicurezza in battaglia dipendeva dalla strategia adottata dal comandante, dalla scelta del terreno, dal coordinamento con i propri compagni, dalla preparazione fisica e mentale acquisita in anni di addestramento, ma...., al momento del corpo a corpo, o quando piovevano le frecce dei Persiani, questi antichi &quot;dispositivi di protezione individuale&quot; erano indispensabili.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Come tutte le armature però per poterci davvero proteggere è necessario che siano indossati correttamente.&lt;br /&gt;E' infatti importante sottolineare che il dispositivo in sé non è efficace senza un corretto addestramento alla vestizione e svestizione, fasi critiche in cui l'operatore è maggiormente esposto: la prima perché se non correttamente indossato il dispositivo non ha effetto di barriera, la seconda per il rischio di contagio tramite il dispositivo stesso.&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;Ma come posso scegliere il corretto dispositivo di protezione da indossare? Innanzitutto basandosi su una valutazione dei rischi puntuale selezionando, secondo diversi fattori di rischio, i DPI che meglio si adattano. Non esistono però soluzioni standardizzate: la scelta e l'uso corretto è fondamentale per la protezione completa degli operatori.&lt;br /&gt;Quello che è standardizzato è la loro classificazione, i D.P.I., infatti, che vengono classificati in base al segmento corporeo che proteggono:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;DPI per il capo, per pericolo di traumi o cadute, proiezioni di oggetti, intemperie;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;DPI per le mani, costituiti dai guanti, per la protezione da tagli, traumi meccanici, agenti chimici, agenti biologici, ecc;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;DPI per gli occhi, costituiti da occhiali, visiere e schermi, per le attività con rischio di proiezioni di schizzi, contatto con agenti biologici, ecc;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;DPI per gli arti inferiori, principalmente costituiti da calzature di sicurezza o di protezione.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Nel caso dell'utilizzo di più D.P.I., inoltre, questi non devono entrare in conflitto ovvero inficiare la propria protezione.&lt;br /&gt;La sensibilizzazione dell'operatore è però sempre centro della prevenzione: l'operatore deve essere informato del rischio, dell'utilità dell'uso del dispositivo, della protezione necessaria e addestrato al corretto utilizzo.&lt;br /&gt;Siamo dunque di fronte ad un ennesimo esempio di come la sicurezza si può ottenere solo se tutti gli attori giocano un ruolo cosciente nella prevenzione del rischio e questo sottolinea ancor più l'importanza di una corretta informazione, formazione e addestramento, perché anche il dispositivo più &quot;protettivo&quot; risulta inefficace al suo scopo in assenza della consapevolezza dell'operatore che deve utilizzarlo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; float: right;&quot; alt=&quot;dispositivi protezione individuale small&quot; src=&quot;http://smartsafe.picsolution.com/images/news/dispositivi_protezione_individuale_small.jpg&quot; height=&quot;400&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;La tutela della salute dei lavoratori dal rischio si basa sull'attività di prevenzione e protezione. Questo concetto svela una scala di priorità, sottolineata anche dalla norma: quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di organizzazione del lavoro, devono essere impiegati i Dispositivi di Protezione Individuale. (D.Lgs. 81/2008).&lt;br /&gt;I Dispositivi di Protezione Individuale sono &quot;qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo&quot;.&lt;br /&gt;L'efficacia protettiva dei D.P.I. deve essere certificata dalla ditta produttrice con l'apposizione della marcatura CE (obbligatoria dal 31/12/94), secondo le modalità previste dal D.Lgs 475/92.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;I DPI si dividono in 3 categorie: i DPI di I categoria sono di progettazione semplice e sono destinati a salvaguardare le persone da danni di lieve entità; quelli di III categoria sono di progettazione complessa destinati a salvaguardare la persona da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente; tutti quei DPI che non rientrano in queste due categorie sono considerati di II classe.&lt;br /&gt;Come sappiamo, gli agenti biologici possono trasmettersi tramite diverse vie: ingestione, inalazione, droplets, contatto, inoculo, tramite vettori,..., ed è proprio &quot;giocando&quot; sulle vie di trasmissione, impedendo questi percorsi, che i D.P.I. proprio come una vera armatura, ci proteggono dalle infezioni.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Scudo ed elmo non erano l'unica difesa del guerriero greco: la sicurezza in battaglia dipendeva dalla strategia adottata dal comandante, dalla scelta del terreno, dal coordinamento con i propri compagni, dalla preparazione fisica e mentale acquisita in anni di addestramento, ma...., al momento del corpo a corpo, o quando piovevano le frecce dei Persiani, questi antichi &quot;dispositivi di protezione individuale&quot; erano indispensabili.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Come tutte le armature però per poterci davvero proteggere è necessario che siano indossati correttamente.&lt;br /&gt;E' infatti importante sottolineare che il dispositivo in sé non è efficace senza un corretto addestramento alla vestizione e svestizione, fasi critiche in cui l'operatore è maggiormente esposto: la prima perché se non correttamente indossato il dispositivo non ha effetto di barriera, la seconda per il rischio di contagio tramite il dispositivo stesso.&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;Ma come posso scegliere il corretto dispositivo di protezione da indossare? Innanzitutto basandosi su una valutazione dei rischi puntuale selezionando, secondo diversi fattori di rischio, i DPI che meglio si adattano. Non esistono però soluzioni standardizzate: la scelta e l'uso corretto è fondamentale per la protezione completa degli operatori.&lt;br /&gt;Quello che è standardizzato è la loro classificazione, i D.P.I., infatti, che vengono classificati in base al segmento corporeo che proteggono:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;DPI per il capo, per pericolo di traumi o cadute, proiezioni di oggetti, intemperie;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;DPI per le mani, costituiti dai guanti, per la protezione da tagli, traumi meccanici, agenti chimici, agenti biologici, ecc;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;DPI per gli occhi, costituiti da occhiali, visiere e schermi, per le attività con rischio di proiezioni di schizzi, contatto con agenti biologici, ecc;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span&gt;DPI per gli arti inferiori, principalmente costituiti da calzature di sicurezza o di protezione.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Nel caso dell'utilizzo di più D.P.I., inoltre, questi non devono entrare in conflitto ovvero inficiare la propria protezione.&lt;br /&gt;La sensibilizzazione dell'operatore è però sempre centro della prevenzione: l'operatore deve essere informato del rischio, dell'utilità dell'uso del dispositivo, della protezione necessaria e addestrato al corretto utilizzo.&lt;br /&gt;Siamo dunque di fronte ad un ennesimo esempio di come la sicurezza si può ottenere solo se tutti gli attori giocano un ruolo cosciente nella prevenzione del rischio e questo sottolinea ancor più l'importanza di una corretta informazione, formazione e addestramento, perché anche il dispositivo più &quot;protettivo&quot; risulta inefficace al suo scopo in assenza della consapevolezza dell'operatore che deve utilizzarlo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; text-indent: 0cm;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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